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10 Ott 2026

Uil: “Allarme dimissioni delle madri lavoratrici in Trentino”

Allarme dimissioni delle madri lavoratrici in Trentino. Nei primi tre mesi del 2026 ben 263 donne hanno abbandonato il proprio impiego nel primo anno dalla nascita del figlio. Secondo i dati diffusi dall’assessore al lavoro Achille Spinelli in risposta all’interrogazione della consigliera provinciale Maule, nel 2025 le dimissioni complessive erano state 519. In un solo trimestre, quindi, si è già registrata la metà delle dimissioni di tutto l’anno scorso, con prospettive preoccupanti nell’arco dei 12 mesi. La principale motivazione addotta dalle lavoratrici è la difficoltà nella gestione della cura dei figli, sommata alla carenza o all’elevato costo di asili nido e servizi di assistenza. A queste difficoltà si abbina un’organizzazione del lavoro che non tiene conto delle esigenze di cura e che mal si concilia con i ritmi di vita delle madri. Appare urgente, quindi, un cambio di direzione. «Se, come la ministra Roccella, partiamo dal presupposto che la maternità sia uno svantaggio e che il congedo paritario sia qualcosa di non necessario, non andremo da nessuna parte – osserva la segretaria confederale della Uil del Trentino, Annalisa Santin – anzi, perderemo un’occasione importante per l’economia del territorio. Proprio in questi giorni due lavoratrici si sono rivolte al sindacato per problemi legati a questa visione. Una ha chiesto un part-time per essere facilitata con gli orari di entrata e uscita del bambino dal nido, ma le è stato negato. L’altra, invece, ha un bambino di 4 anni e ha chiesto semplicemente la modifica del part-time che aveva già, a causa di un cambiamento degli orari della scuola d’infanzia. Anche in questo caso l’azienda non ha acconsentito. Di conseguenza, entrambe sono state costrette a presentare le dimissioni». Andando oltre i singoli casi, i dati sull’occupazione femminile mostrano come le donne trentine abbiano un’alta percentuale di accesso al mondo del lavoro dopo l’università, mentre i numeri si abbassano notevolmente una volta raggiunta la soglia della maternità. Questo per scelte aziendali poco lungimiranti e per la mancanza di una cultura del lavoro orientata al medio-lungo termine. «In un mondo del lavoro sempre più concentrato sul breve periodo – prosegue la segretaria – e alla ricerca di risultati immediati, la maternità viene ancora troppo spesso percepita dalle aziende come un costo, un ostacolo o un elemento di criticità organizzativa. Si trascura, così, il valore straordinario di un’esperienza che rappresenta anche un’importante occasione di crescita personale e professionale. Non a caso, ci sono studi che dimostrano come la presenza di madri lavoratrici e padri lavoratori generi un aumento della produttività delle aziende. La maternità porta con sé nuove competenze, energie e capacità, dalla gestione delle priorità alla flessibilità, dalla capacità organizzativa alla gestione degli imprevisti. Risorse preziose anche nel contesto lavorativo». Per Santin, riconoscere e valorizzare queste competenze significa superare una visione miope della maternità e considerarla non come un limite alla carriera, ma come un’esperienza capace di arricchire tanto la lavoratrice quanto l’azienda in cui opera. «Trattenere le madri lavoratrici -incalza la sindacalista – significa preservare un patrimonio di competenze ed esperienza importantissimo, senza contare che le aziende che riescono a garantire un’adeguata conciliazione vita-lavoro ai propri dipendenti risultano più attrattive verso nuovi talenti. E sappiamo benissimo quanto le categorie datoriali lamentino una carenza di personale qualificato. Bisogna educare il mondo del lavoro ad accogliere la maternità». Infine una riflessione sul tema dei congedi parentali: «La cura dei figli deve diventare una responsabilità realmente condivisa, non un ostacolo che ricade quasi esclusivamente sulle madri. Finché i padri non saranno pienamente coinvolti e non ci saranno congedi paritari, si continuerà ad alimentare la narrazione che vede la maternità come un peso, anziché coglierne la ricchezza». (ANSA).