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03 Nov 2026

Alluvione del 1966: inaugurata la mostra “Città sommersa”

È stata inaugurata questa mattina la mostra diffusa La città sommersa. Attraverso otto immagini, l’installazione curata dal Comune e dall’Azienda per il Turismo Trento racconta l’alluvione che, nell’autunno del 1966, trasformò per alcuni giorni la città in un’isola. Protagonisti dell’iniziativa sono i luoghi immortalati da Flavio Faganello, Rodolfo Rensi e Costantino Armani, che con sensibilità e coraggio testimoniarono la tragedia e la capacità di reazione di quei giorni.
«Abbiamo pensato a questa iniziativa dal forte impatto visivo per ricordare l’alluvione del 1966 e per raccontare la storia di Trento a chi abita o visita la città – ha commentato il sindaco di Trento Franco Ianeselli davanti a una delle otto fotografie esposte – Se chi attraversa la città si chiede cosa sia avvenuto in questi luoghi trova la risposta in un’immagine evocativa, che racconta di quando Trento si è trasformata in un’isola. L’esposizione è anche uno spunto per riflettere sul senso della protezione civile e sulla cultura del suo operato, a servizio di tutti i cittadini».
Anche per l’Azienda per il Turismo Trento è un momento importante, come confermato da Jennifer Perenzoni durante la conferenza: «È un’emozione vedere i pannelli posizionati in città, perché abbiamo fatto un grande lavoro di squadra per valorizzare questo tragico evento del nostro passato e renderlo alla portata di tutti attraverso un’installazione diffusa, che raccontasse l’alluvione in otto tappe grazie al posizionamento delle immagini in corrispondenza del punto di vista ripreso nella foto. L’identità grafica è quella cittadina con la fruizione in tre lingue, pensata per essere accessibile da tutti i nostri ospiti».
All’inaugurazione era presente anche Alberto Pisoni, capoufficio dell’ufficio Supporto geologico e geotecnico alla protezione civile, che ha raccontato la genesi dell’esposizione dal punto di vista tecnico: «Il nostro contributo al progetto è stato quello di portare il tema della pianificazione curata dalla protezione civile e in particolare il piano di emergenza Adige, che è stato redatto proprio sulla base degli eventi del passato. L’anniversario dell’alluvione costituisce per noi un’occasione fondamentale per divulgare il lavoro della protezione civile, che non si compone solo di attività tecnica, ma anche di comunicazione dei rischi alla popolazione. In questo caso, lo abbiamo fatto selezionando otto scatti che parlano alla cittadinanza».
Grazie all’esposizione delle immagini nel luogo stesso in cui sono state realizzate, la Trento di sessant’anni fa dialoga con la città contemporanea, mostrando gli effetti dell’alluvione e i cambiamenti intercorsi nel tempo. Come in una macchina del tempo, passeggiando per le vie della città, sarà possibile sovrapporre lo sguardo del presente con la drammatica realtà di quei giorni, ritrovandosi faccia a faccia con la storia proprio là dove è accaduta.
Gli spettatori potranno osservare cosa è avvenuto in piazza della Mostra, largo Nazario Sauro, via della Malvasia, via Francesco Petrarca, piazza della Portèla e piazza Dante durante quei momenti difficili e scoprire cosa raccontano oggi questi luoghi della Trento di allora.
L’iniziativa è stata realizzata grazie alla disponibilità della famiglia Faganello, che ha accordato l’utilizzo e la riproduzione delle immagini esposte, e alla collaborazione dell’Archivio fotografico storico provinciale della Soprintendenza per i beni culturali e della Fondazione Museo storico del Trentino.
La notte dell’alluvione e la risposta della comunità. I primi giorni di novembre, una pioggia incessante mette a dura prova l’intero Trentino. La sera di venerdì 4 novembre, alle 23, l’Adige rompe gli argini a nord della città. Alle 23.30 l’acqua entra nello stabilimento della Sloi con un’ondata alta un metro e mezzo. I fusti di sodio, al contatto con l’acqua, scoppiano con fiammate altissime e con boati che fanno tremare le case circostanti.
Alle 24 corso degli Alpini viene raggiunto dall’acqua, che presto invade tutte le vie laterali. Alle 2 di sabato la statale del Brennero, all’altezza di piazza Centa, diventa intransitabile. Alle 3 l’acqua raggiunge la stazione ferroviaria e quella delle autocorriere. L’Atesina è invasa.
Semisommerse anche le concessionarie di automobili di via Brennero. Alle 4 l’acqua diventa nera: la nafta esce dai grandi serbatoi di via Brennero, che a loro volta si riempiono d’acqua. Alle 5 anche via Roma viene sommersa da un metro d’acqua. Alle 5 la caserma dei pompieri viene invasa da due metri d’acqua. Gli automezzi sono stati messi in salvo in via Gorizia, ma al centralino non risponde più nessuno. Alle 6 il sovrappasso di San Lorenzo è inaccessibile. Piedicastello è isolata, il ponte San Giorgio è bloccato da ore. La città, da via Verdi fino a Roncafort, è sommersa da un mare nero di nafta e fango.
Immagini di automobili sommerse, barche che navigano tra i palazzi e piazze ridotte a specchi d’acqua sono rimaste impresse nella memoria collettiva come il simbolo di una ferita profonda, ma anche della straordinaria resilienza di una comunità capace di rimboccarsi le mani e ripartire.
Dalla drammaticità di quei giorni emerge una straordinaria spinta di rinascita e solidarietà. L’alluvione del 1966 segna un punto di svolta fondamentale per Trento e per tutto il territorio trentino: l’impegno corale di cittadini, volontari e istituzioni, subito attivatisi per ripulire le strade, mettere in sicurezza i quartieri e sostenere chi aveva perso tutto, getta le basi per una nuova consapevolezza nella gestione del territorio e delle emergenze.

(Uff. Stampa Comune di Trento)