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09 Giu 2021

” Sinodalità è anche mettersi in ascolto”: Giuseppe Notarstefano, neopresidente di Azione Cattolica

Il professor Giuseppe Notarstefano, ricercatore di Statistica economica e docente all’Università Lumsa sede di Palermo, è il nuovo presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana per il triennio 2021-2024, nominato dal Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, che lo ha scelto in una terna di nomi che il Consiglio nazionale dell’Azione cattolica italiana ha indicato dopo la conclusione della XVII Assemblea nazionale dell’Associazione.

L’esperienza associativa, e in particolare il servizio educativo e l’impegno sociale, hanno accompagnato le diverse fasi della sua vita: è stato responsabile diocesano dell’Acr nella diocesi di nascita (Agrigento); poi, dal 1999 al 2005, responsabile nazionale dell’Acr, componente del Centro studi di Ac, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto ‘Vittorio Bachelet’, Consigliere nazionale per il settore Adulti e dal 2014 vicepresidente nazionale Ac per il settore Adulti.  Collabora come esperto all’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei e dal 2016 è componente del Comitato scientifico organizzativo delle Settimane Sociali dei cattolici italiani.

Appena eletto ha dichiarato la sua gratitudine per questa scelta: “In Azione Cattolica tutti abbiamo imparato ad amare senza riserve e a servire senza guardare l’orologio, perché amare e servire sono i verbi che coniugano la gioia del Vangelo come ci ha detto Vittorio Bachelet, modello luminoso per tante generazioni di aderenti e responsabili associativi”.

Il nuovo Presidente ha rilasciato un’intervista all’agenzia ACI Stampa:

“La santità è per tutti, è a misura di ciascuno, si attua attraverso piccoli gesti concreti, ma richiede di dare il meglio di sé. La santità è un cammino, un itinerario che richiede sforzi per affrontare fatiche, inerzie, pigrizie e avversità, è un esercizio anzi un vero e proprio ‘combattimento’, che non è sforzo ascetico, ma è una vera e propria lotta con il male personificato con il demonio, fonte di tentazione continua e potenza distruttiva della vita interiore ma anche della vita relazionale e sociale. Papa Francesco cita la prima lettera di Pietro che lo indica come un ‘leone ruggente’ sempre in cerca di prede da divorare. Per questo ci sono state date dal Signore delle armi potenti prime fra tutte la preghiera così come la meditazione, la vita comunitaria e la frequenza ai sacramenti, l’Eucarestia ma anche il servizio e l’impegno apostolico e missionario”.

Papa Francesco  ha dato all’Azione Cattolica l’input di andare nelle periferie: “Andate nelle periferie e lì siate chiesa. Il monito del papa ci invita ad essere un’associazione in uscita dentro una Chiesa missionaria, perché la missionarietà è implicita nella vita ecclesiale. Quindi una formazione missionaria capace di fare esperienza di vivere nella città e prendersi cura del bene comune e  delle sfide che ci interpellano. E’ bene  non aver paura delle sfide più difficili, che la comunità tenta di nascondere: nessuno sia escluso dalla vita comunitaria e l’Azione Cattolica se ne deve fare carico”.

In quale modo l’AC può essere seme di rinnovamento civile?

“L’Azione Cattolica Italiana è da sempre un’esperienza di amicizia sociale costituita dalla corresponsabilità ecclesiale e dalla formazione cristiana delle coscienze. La vita associativa forma ad una vita comunitaria intessuta nella gratuità e nel servizio. Anche in questo tempo di pandemia abbiamo potuto contemplare la forza di tale esperienza che si è fatta concreta attraverso diverse espressioni di cura e di prossimità: cura delle relazioni autentiche e prossimità verso le situazioni di fragilità e vulnerabilità. Come ricorda Papa Francesco nella ‘Laudato Sì’ il bene comune oggi si coniuga immediatamente con l’opzione preferenziale per i poveri, pertanto vi è in primo luogo l’impegno ad animare una vita comunitaria inclusiva e ospitale, capace di accogliere e ascoltare ciascuna persona, accompagnandola a partecipare e condividere i propri doni e talenti. La ‘com-munitas’ è proprio questo, reciprocità di doni che derivano dalla propria condizione di vita, età, cultura, professione… vissuti non in modo individualista ed utilitarista ma come dono che accresce e arricchisce la vita di tutti”.

Come l’Azione Cattolica guarda al “Sinodo” delle Chiesa italiana in preparazione ?

“Lo consideriamo una prospettiva davvero bella e significativa. Il Papa ne parla da tempo e anche durante la recente udienza che ha avuto con noi ci ha riconosciuto che come Azione Cattolica siamo una vera palestra di sinodalità e con grande gioia abbia accolto questo riconoscimento che ci ha anche molto responsabilizzato. Abbiamo capito che sinodalità è anche mettersi in ascolto: ascolto tra le diverse generazioni, tra le diverse situazioni sociali e condizioni di vita, tra le diverse aree del Paese. In questo senso credo che l’Azione Cattolica possa mettersi al servizio delle Chiese che sono in Italia, nelle diverse diocesi, e della Chiesa italiana tutta, proprio offrendo questa capacità di ascolto e diventando un luogo dove matura la capacità di ascolto delle persone e dove il “camminare insieme” è costruito nel dialogo e nelle alleanze. In questi anni, infatti, abbiamo sperimentato tante bellissime esperienze di amicizia con diverse associazioni ecclesiali e non ecclesiali e vogliamo quindi mettere anche questo nel contributo che l’associazione può dare al percorso sinodale. Ci mettiamo quindi al servizio di un cammino che deve iniziare soprattutto con una grande fiducia nei confronti dello Spirito che ci guida e sicuramente è davanti a noi”.

Papa Francesco ha anche chiesto di mettervi in ascolto della ‘sofferenza sociale ed economica, generata dalla pandemia’. In quale modo?

“Lo faremo attingendo un pò all’esperienza di questi mesi. Nei giorni faticosi, sia quelli del lockdown sia quelli successivi che hanno rivelato tante situazioni di sofferenza, abbiamo visto infatti un’associazione che si è messa subito al servizio, in modi diversi, spesso fantasiosi. L’Azione Cattolica ha saputo dare subito una risposta, dimostrandosi pronta. E’ chiaro che ora tutto questo ha rivelato un grande bisogno di rigenerare la vita associativa a partire da questa capacità di ascolto, di prossimità alle marginalità. Per noi queste sfide sono preziose perché ci permettono di ripensare e di allargare il perimetro della vita associativa. Vogliamo veramente fare associazione con tutti e metterci in ascolto di tutti e credo che questa pandemia ci abbia illuminato davvero dei percorsi nuovi che spero saremo in grado di intraprendere con grande coraggio e determinazione”.

(ACI Stampa)