In Italia il cognome Pertile sta al salto con gli sci come quello di Agnelli alle auto. L’uomo più potente della disciplina dal 2020 è un italiano e si chiama Sandro Pertile, 56 anni compiuti il giorno della cerimonia di apertura. È il race director della specialità e quella di Milano Cortina è la sua seconda olimpiade in questo ruolo. “Un’emozione grandissima viverla in casa – sorride – ed è anche incredibile fare una vita normale, tre settimane a casa, proprio in un periodo nel quale sono solitamente quasi sempre in giro”. Pertile è di Predazzo, in val di Fiemme, dove si trovano i trampolini che assegnano le medaglie: “Dal giorno dopo la fine dei giochi – sottolinea – questo sarà il solo centro federale attrezzato con tutto. È da qui che l’Italia deve cominciare a costruire il futuro, a partire dal reclutamento”. Ne potrebbe parlare in famiglia, visto che il fratello Ivo, di un anno più giovane, è il tecnico della nazionale: “In Italia il salto – prosegue il race director – è una disciplina poco seguita, ma all’estero facciamo grandi numeri con 20-25.000 spettatori a gara. Noi abbiamo bisogno di praticanti perché altri paesi, i sei che ‘pesano’, hanno bacini enormi: è dalla quantità che si pesca la qualità”. Pertile è un cognome importante nel salto: “Un onore essere qui – aggiunge il manager sportivo – perché nel 1991, in occasione dei primi mondiali di sci nordico in val di Fiemme il direttore di gara era mio papà, Pietro (che avrebbe dovuto prendere parte ai giochi invernali di Cortina nel 1956, ma fu costretto a saltarli per via di una caduta, ndr), e adesso ci sono qui io”. La sua ambizione è quella che in val di Fiemme si parli di una cosa sola: “Degli atleti e delle loro imprese e non di altro come era accaduto ai giochi di Pechino e ai mondiali Trondheim”, sintetizza. La vicenda dell’ingrossamento del pene non esiste: “È una fake – taglia corto Pertile – anche perché il beneficio in volo lo si avrebbe con tute più ampie nella parte bassa e non è questo il caso”. “L’Olimpiade non è una gara come le altre – conclude – In Coppa del mondo prendi punti anche se arrivi dietro. Ai giochi tre ‘vincono’ e gli altri perdono, come si è visto l’altra sera dopo la prima gara femminile. Personalmente potrò dichiararmi soddisfatto da race director se tutto andrà bene ai trampolini e da italiano e fiemmese se avrò potuto contribuire a dimostrare quanto il Paese e la valle sanno offrire di buono: è una doppia responsabilità che sento”. (ANSA).
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