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09 Gen 2026

Leone XIV: “La persecuzione dei cristiani, una delle più grandi crisi di diritti umani”

Il discorso di inizio anno del Papa al corpo diplomatico che prende le mosse dalla “Città di Dio” di Sant’Agostino, e non potrebbe essere altrimenti. Per Papa Leone, agostiniano, guardare alla risposta alla crisi dell’Impero di Sant’Agostino ci potrebbe aiutare a dare una possibile risposta alla crisi di oggi, con tutte le analogie del caso. Ma Leone XIV va anche oltre. Denuncia la persecuzione dei cristiani come “una delle crisi dei diritti umani più diffuse al giorno d’oggi, che colpisce 380 milioni di credenti in tutto il mondo”. Nota la debolezza del multilateralismo. Chiede il rispetto del diritto umanitario internazionale, e denuncia come i conflitti recenti (e non si può non pensare alla situazione in Terrasanta) abbiano colpito anche ospedali, scuole, infrastrutture. Denuncia la violazione del principio che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui (e il pensiero va all’aggressione russa in Ucraina, ma anche alla recente operazione speciale degli Stati Uniti in Venezuela). Sottolinea un “cortocircuito dei diritti umani”,  e denuncia anche la violenza jihadista.

È un discorso denso, del quale sono interessanti le citazioni, quasi tutte provenienti da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. È importante l’accenno alla libertà religiosa. E, ovviamente, c’è la panoramica dei conflitti del mondo, con una citazione doverosa della dimenticata Nigeria che non può non colpire, cui si aggiunge la fortissima condanna sull’antisemitismo.

Leone XIV parla inglese – con una parentesi in italiano quando parla del Giubileo – e questo già è una novità. Il discorso ai membri del corpo diplomatico era tenuto in francese, la lingua della diplomazia, fino a Papa Francesco, che usava l’italiano. Leone XIV usa il suo inglese natio. E, dopo i convenevoli di rito – il ringraziamento alle autorità italiane per il Giubileo e il ricordo degli accordi su assistenza spirituale delle forze armate e sul centro di Santa Galeria, il benvenuto ai nuovi ambasciatori residenti di Belarus, Burundi, Kazakhstan, il saluto alle autorità che hanno permesso il suo primo viaggio internazionale in Turchia e Libano, il Papa entra nel vivo della questione guardando all’amato Sant’Agostino.

“Nel nostro tempo – nota il Papa –  preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di ricorrere alla forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé «nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini», ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per l’affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile”

Il Papa guarda alla Città di Dio a Sant’Agostino, che “è eterna ed è caratterizzata dall’amore incondizionato di Dio (amor Dei), a cui è unito l’amore per il prossimo, specialmente per i poveri”, e “la città terrena, che è un luogo di dimora temporaneo in cui gli esseri umani vivono fino alla morte”, che oggi “comprende tutte le istituzioni sociali e politiche, dalla famiglia allo Stato nazionale e alle organizzazioni internazionali”, e che al tempo era l’Impero Romano.

(ACI Stampa)