
L’Ordine delle professioni infermieristiche della Provincia di Trento interviene alla luce delle recenti notizie che segnalano come, a causa della carenza di infermieri, non sia stato possibile attivare i punti di primo intervento traumatologico di Madonna di Campiglio e di Sèn Jan di Fassa nel periodo natalizio, oltre alle difficoltà di organico presenti in altri servizi sanitari provinciali. Da anni l’Ordine denuncia una carenza strutturale di infermieri negli organici, una criticità che oggi si manifesta con particolare evidenza e che mette seriamente a rischio la sicurezza e la qualità delle cure. Le fragilità del Servizio sanitario nazionale e provinciale – sottolinea una nota – rendono “urgente investire nella professione infermieristica e in modelli organizzativi capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone”. In Provincia di Trento – ricorda Opi – si contano 7,7 infermieri ogni mille abitanti, un dato superiore alla media nazionale (6,9), ma ancora distante dalla media Ocse di 9,2. A livello nazionale mancano circa 65.000 infermieri mentre in Trentino la carenza è stimata in circa 450 unità, considerando il fabbisogno previsto per il rafforzamento dell’assistenza territoriale. Preoccupano, inoltre, le prospettive future: il 43% degli infermieri iscritti all’Albo provinciale ha tra i 46 e i 60 anni e nei prossimi dieci anni si prevede il pensionamento di circa 1.300 professionisti, pari a 130-140 infermieri l’anno. Parallelamente si associano dimissioni volontarie verso il privato, la libera professione e realtà confinanti, come l’Alto Adige. Sul fronte delle nuove generazioni incidono il calo delle nascite e un’offerta universitaria sempre più ampia e diversificata, sebbene in Provincia di Trento si registri un segnale positivo con un aumento significativo dei candidati che hanno indicato il corso di laurea in infermieristica come prima scelta. Il fabbisogno di infermieri – avverte ancora Opi – è pertanto destinato ad aumentare nei prossimi anni anche in Trentino. Per tali ragioni il problema della carenza di infermieri va affrontato alla radice subito. La priorità, condivisa anche con l’assessore provinciale alla salute Mario Tonina, è aumentare l’attrattività del sistema salute trentino: attrarre i giovani verso la professione e trattenere chi già opera nel sistema sanitario provinciale. È necessario definire un piano provinciale strutturato di contrasto alla carenza infermieristica e di rilancio del valore della professione, consolidando il percorso avviato, che va nella giusta direzione, con misure più incisive e investimenti strutturali. La parola chiave è “soddisfazione” ovvero mettere gli infermieri nelle condizioni di lavorare bene. Le richieste dell’Ordine sono chiare: garantire condizioni organizzative che permettano agli infermieri di dedicarsi pienamente ai propri ambiti di competenza e autonomia, riducendo le attività improprie; assicurare ambienti di lavoro sicuri e capaci di conciliare vita professionale e privata; prevedere, soprattutto nelle aree periferiche, politiche abitative con alloggi a canone agevolato per i professionisti sanitari; garantire retribuzioni coerenti con le responsabilità assunte; potenziare i percorsi di carriera e le specializzazioni e autorizzare competenze avanzate, come la prescrizione di ausili e presidi; innovare i modelli organizzativi e coinvolgere realmente le professioni sanitarie nei processi decisionali istituzionali, a tutti i livelli. Attrarre e trattenere infermieri non significa solo colmare una carenza numerica, ma valorizzare professionisti competenti, qualificati e specializzati, pilastro insostituibile del servizio sanitario. L’autonomia provinciale rappresenta un’opportunità e una responsabilità: investire sulle persone e sulle competenze, a tutti i livelli istituzionali, è il modo più serio per tutelare il diritto alla salute. (ANSA)