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01 Dic 2025

A giudizio per maltrattamenti sul gregge dopo le denunce di Lav

Svolta nell’inchiesta sui pastori trentini finiti sotto accusa dopo i filmati diffusi dai volontari dello Sportello Lav di Trento, che avevano mostrato presunte violenze su pecore e agnellini nelle malghe del Trentino. Il giudice per le indagini preliminari di Trento, comunica Lav in una nota, ha sciolto la riserva dopo l’udienza del 1°ottobre 2025, accogliendo in pieno l’opposizione formulata da Lav alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm. Secondo il giudice, i video raccolti dai volontari Lav e allegati alla denuncia contengono elementi sufficienti per proseguire il procedimento, confermando la fondatezza delle ipotesi di reato iniziali. “Siamo molto soddisfatti che il gip abbia sovvertito la teoria del pm, secondo cui quelle violenze erano ‘conseguenza della movimentazione del gregge, composto da oltre 700 ovini, e dell’accidentale calpestamento degli animali'”, dichiara Annarita D’Errico, avvocato e responsabile nazionale degli Sportelli Lav contro i maltrattamenti sugli animali. “Ora auspichiamo che il Tribunale che sarà chiamato a giudicare i pastori possa, all’esito di un processo in cui Lav si costituirà certamente parte civile, emettere un giudizio di penale responsabilità nei loro confronti”, conclude D’Errico. La posizione dei proprietari dell’azienda agricola, indagati anche loro per maltrattamento per omissione ed uccisione per omissione, si era conclusa, invece, con una sentenza di patteggiamento a 7 mesi di reclusione, confisca dell’intero gregge e applicazione di misura accessoria di sospensione dell’attività commerciale per 4 mesi. I proprietari avevano presentato ricorso in Cassazione, ma il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Cassazione – ricorda Lav – ha ribadito che i titolari restano oggettivamente responsabili del benessere degli animali affidati ai loro dipendenti. Anche se i maltrattamenti materiali erano stati compiuti dai pastori, i gestori dell’allevamento — ha precisato la Corte — non possono sottrarsi ai propri obblighi di vigilanza e di corretta gestione. (ANSA)