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17 Set 2022

Diplomazia pontificia, la mano tesa verso la Cina

Papa Francesco avrebbe cercato di entrare in contatto con il presidente cinese Xi Jinping per un incontro durante la sua presenza in Kazakhstan. L’indiscrezione è rimbalzata sui media e risponde ai rumors riguardo un possibile incontro tra i due. Prosegue, intanto, il negoziato per il rinnovo dell’accordo sino-vaticano per la nomina dei vescovi.

C’è stata una serie di contatti, sia con l’ambasciata cinese in Italia, che storicamente fa da tramite tra il Vaticano e la Cina in assenza di piene relazioni diplomatiche, sia con l’entourage cinese presente in Kazakhstan per la visita di Stato del presidente Xi Jinping. Tuttavia, Papa Francesco non è riuscito nel suo intento di incontrare il presidente cinese, in un momento delicato e in vista del rinnovo dell’accordo con la Cina.

Il retroscena è stato svelato per prima dalla Reuters, in un articolo del 15 settembre che cita fonti anonime, ma che è ben fondato nella realtà. Il viaggio di Papa Francesco in Kazakhstan aveva un grande significato, considerando la possibilità di un incontro con il Patriarca Kirill, che già aveva annunciato la sua partecipazione al Congresso dei Leader delle Religioni Mondiali e Tradizionali a maggio. Ma Kirill ha poi ritirato la sua partecipazione. Intervistato al termine del bilateale con Papa Francesco, il metropolita Antonij, a capo del Dipartimento di Relazioni Estere del Patriarcato di Mosca, ha sottolineato che un incontro del genere deve essere ben preparato, e si è piuttosto lamentato del fatto che l’incontro a Gerusalemme a giugno, già previsto sebbene mai ufficialmente annunciato, sia stato poi annullato dalla Santa Sede in maniera inaspettata.

Fallita la possibilità di incontrare Kirill, si era prospettata invece quella, ancora più importante, di avere il primo incontro di un Papa con un presidente cinese. Già dopo l’accordo c’è stato un incontro molto significativo, a livello di ministeri degli Esteri, quando alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “ministro degli Esteri” vaticano, incontrò il suo omologo cinese.

Secondo la Reuters, il Vaticano ha fatto “una espressione di disponibilità” per organizzare un incontro tra Papa Francesco e il presidente cinese, e che la parte cinese ha detto di aver “apprezzato il gesto”, ma che non c’era tempo libero nell’agenda di Xi.

Era una risposta prevedibile, considerando poi che la controparte cinese vuole che l’incontro abbia una dignità, e non sia un semplice a margine nelle agende di entrambi i leader.

Parlando con i giornalisti nel volo verso Nur Sultan, il 13 settembre, Papa Francesco aveva detto di non aver avuto notizia di alcun possibile incontro con Xi, e allo stesso tempo di essere “sempre pronto ad andare in Cina”. Nella conferenza stampa di ritorno da Nur Sultan, il 15 settembre, ha detto di non aver incontrato Xi.

La possibilità dell’incontro tra Xi e il Papa si era palesata nel momento in cui è diventato noto che sia il presidente cinese che Papa Francesco sarebbero stati nella capitale del Kazakhstan il 14 settembre. Il Papa, per aprire il Congresso Mondiale dei Leader delle Religioni Mondiali e Tradizionali, Xi in visita di Stato, in un tour che lo ha portato a incontrare anche il presidente russo Vladimir Putin.

Se non c’è stata possibilità (o volontà) di un incontro, la parte cinese ha mostrato anche di apprezzare il gesto del Papa. In particolare, il 14 settembre, nel regolare briefing con la stampa, Mao Ning, portavoce del Ministero degli Affari Esteri di Pechino, ha detto: “Ho notato rapporti rilevanti e apprezzo l’amicizia e buona volontà mostrate da Papa Francesco. Cina e il Vaticano mantengono buona comunicazione. Siamo anche pronti di mantenere il dialogo e la cooperazione con il Vaticano e di portare avanti il processo di migliorare le relazioni”.

I colloqui per il rinnovo dell’accordo sino-vaticano sulla nomina dei vescovi si sono tenuti dal 28 agosto al 2 settembre a Tianjing. Il luogo era simbolicamente importante, considerando che è una delle diocesi vacanti in Cina, dal 2005 senza un vescovo riconosciuto. La delegazione vaticana ha anche visitato il vescovo sotterraneo Melchiorre Shi Hongzhen, che ha 92 anni. In un mondo in cui tutto va letto in simboli, si trattava di un segnale forte da parte della Santa Sede, a dimostrare che nonostante la volontà di portare avanti un dialogo, la situazione dei cattolici in Cina non era stata dimenticata.

C’è, comunque, la buona volontà di andare avanti con l’accordo, anche se a suo tempo il Cardinale Pietro Parolin, in una intervista con ACI Stampa, aveva detto che c’era anche la volontà di cambiare alcune parti dell’accordo, rimasto comunque ancora riservato. Probabilmente, si andrà avanti con la vecchia bozza, sperando poi in una successiva modifica, considerando che l’implementazione è stata resa complicata negli ultimi due anni dallo scoppio del COVID.

In una intervista con Il Messaggero lo scorso 14 settembre, il Cardinale Pietro Parolin ha detto che comunque la Santa Sede è pronta a spostare l’ufficio di studio sulla Cina di Hong Kong, legato alla nunziatura di Manila, a Pechino. “Non mi pare – ha detto – sia una idea nuova. Noi la abbiamo sempre fatta presente. Stiamo aspettando un segnale da Pechino, che però non è ancora arrivato”.

Recentemente, nell’ambito di una normale rotazione, è cambiato il responsabile dell’ufficio di Hong Kong.

La Santa Sede, ha detto il Cardinale Parolin, non ha comunque intenzione di chiudere le relazioni con Taiwan, almeno per il momento. “Per ora tutto rimane come è”, ha detto. La Santa Sede è uno dei 14 Stati che ancora mantengono relazioni diplomatiche con Taipei, che Pechino considera invece una provincia ribelle.

(ACI STampa)