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12 Lug 2022

Università, Trento “solo” terza nella classifica Censis

Anche quest’anno è disponibile la Classifica Censis delle Università italiane, giunta alla sua ventiduesima edizione. Si tratta di un’articolata analisi del sistema universitario italiano (atenei statali e non statali, divisi in categorie omogenee per dimensioni) basata sulla valutazione di: strutture disponibili, servizi erogati, borse di studio e altri interventi in favore degli studenti, livello di internazionalizzazione, comunicazione e servizi digitali, occupabilità.

L’Università di Trento si ferma al 3° posto, in Italia, tra gli atenei statali di medie dimensioni che hanno tra i 10 e i 20mila iscritti. L’ateneo trentino, primo l’anno scorso, perde 2 posizioni in graduatoria a causa soprattutto della perdita di 10 punti nell’indicatore relativo all’occupabilità.
E’ l’Università di Siena, con 96,7 punti, a guadagnarsi la prima posizione. Trento è preceduta anche dall’Università di Sassari (96,0), che guadagna una posizione grazie all’incremento di 15 punti nell’indicatore relativo a borse di studio e altri servizi in favore degli studenti.

Tra gli atenei statali di grandi dimensioni la prima posizione è dell’Università di Pavia, mentre il secondo e il terzo vanno rispettivamente all’Università di Perugia e all’Università della Calabria.

Per i piccoli atenei spiccano l’Università di Camerino, l’Università di Macerata e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Tra i Politecnici un solido primo posto di Milano, seguito dal Politecnico di Torino e dallo Iuav di Venezia, che arretra di una posizione rispetto all’anno scorso.

Si conferma invece al primo posto tra le piccole università non statali la Libera Università di Bolzano, con il punteggio di 94,6, seguita dall’Università di Roma Europea (86,8).

Ciò che emerge dall’edizione appena pubblicata della Classifica Censis è un calo generalizzato delle iscrizioni nell’anno accademico 2021-2022, con un meno 2,8 per cento, che significa una contrazione di 9.400 studenti rispetto all’anno precedente. Gli autori dell’indagine attribuiscono questa tendenza registrata a livello italiano a diversi fattori, che vanno dalla pandemia, alla crisi generale, alla diminuzione del potere economico di molte famiglie italiane e alle disuguaglianze strutturali. Le discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) hanno registrato il calo minore, con un meno 0,9% di nuove iscrizioni.